Sabato 30 maggio 2026 il nostro gruppo famiglie delle parrocchie Santo Volto e S.G.B. Cottolengo di Torino ha avuto la bella opportunità di partecipare ad un incontro formativo organizzato dalle suore domenicane dell’Unione di S. Tommaso d’Aquino presso il loro convento di Mondovì.
Come relatore è intervenuto don Nandino Capovilla, coordinatore di Pax Christi Italia dal 2009 al 2013 e attualmente parroco a Marghera (VE), vissuto per molti anni in Palestina a stretto contatto con quella popolazione e quella terra così martoriate, brutalizzate ed offese, in particolare dal 7 ottobre in poi. Per la sua attività a sostegno della popolazione palestinese, ritenuta scomoda ed inopportuna dalle autorità israeliane, è stato costretto, come tanti altri, a lasciare il paese con “l’invito” a non tornarci mai più.
Della realtà palestinese ci siamo “abituati” a sentir parlare in televisione e sui giornali, ovviamente vedendo e ascoltando ciò che i mass media possono o vogliono di volta in volta farci sapere. Don Nandino invece, avendo vissuto per parecchio tempo a stretto contatto con quella realtà, ci ha mostrato ciò che realmente accade alle persone che abitano quella terra, nella quale si contano decine di morti ogni giorno e, per coloro che finora sono sopravvissuti e che non sanno se domani ci saranno ancora oppure no, abitazioni, ospedali e asili rasi al suolo e aiuti umanitari (in particolare cibo e medicinali) bloccati dall’esercito israeliano, che non lascia passare nemmeno i giocattoli destinati ai bambini.
Già, “abituati” , dicevamo, a sentire ogni giorno tutto questo: ma come ci si può abituare alla barbarie, alla sistematica violazione dei più basilari diritti della persona umana, al genocidio di un intero popolo?
Proprio questo è stato il primo invito che ci ha rivolto don Nandino, riprendendo le parole di don Angelo Casati: “non avere gli occhi spenti”, spenti dall’abitudine appunto, ma anche dalla rassegnazione e soprattutto dall’indifferenza, ma, al contrario, “aprire gli occhi per allargare il cuore”.
Infatti, solo prendendo coscienza di qual è la reale situazione dei nostri fratelli palestinesi possiamo “farci loro prossimi”: ecco il secondo invito di don Nandino. Riprendendo le parole della recente enciclica di Papa Leone “Magnifica Humanitas”, don Nandino ci ha esortato a “curare le relazioni”, rendendoci conto che, nonostante viviamo in un’era digitale che moltiplica le connessioni e offre nuove possibilità di incontro, i rapporti umani e lo stare vicino ai nostri fratelli rivestono un’importanza che non verrà mai meno, perché ciascun cuore ha, ed avrà, sempre bisogno di essere scaldato e confortato da un altro cuore che gli sia vicino.
È proprio questo desiderio di prossimità che ha spinto i tanti piccoli Davide, a bordo della Flotilla, a sfidare l’esercito israeliano Golia che continua a sterminare ed opprimere il popolo palestinese, gridando al mondo, e soprattutto ai governi dell’occidente, che non si può e non si deve rimanere persone indifferenti e con gli occhi spenti.
Come gruppo famiglie allora ci siamo chiesti cosa si possa fare concretamente di fronte a situazioni come questa, in che modo “farci prossimi” . Come risposta don Nandino haproposto un gesto molto semplice, ma carico di significato: una fotografia tutti insieme da mandare subito agli amici palestinesi, per far sapere loro che un gruppo di persone si era ritrovato per conoscere meglio il loro dramma, prenderne coscienza ed essere stimolato a testimoniare ad altri questa tragica realtà, contribuendo così ad indebolire il più possibile il principale alleato dell’esercito israeliano, e più in generale di qualsiasi egoismo: l’indifferenza.