Programma di Formazione Permanente 2025-2026

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6 Novembre 2025

È tempo di svegliarci dal sonno
Aprire gli occhi per allargare il cuore


..questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno…
Rm 13,11
«È quando il mondo dorme che si generano i mostri. Di mostri ne abbiamo già parecchi, tra noi. Prima di tutto, la nostra indifferenza.»
Francesca Albanese

Anche quest’anno l’inizio del nostro cammino di formazione permanente avviene in un contesto, a livello globale, per tanti versi drammatico. In tempi come questi, nei quali il rischio è di lasciarsi sopraffare da un senso di dolorosa impotenza, può nascere spontanea la domanda del salmista: «Svegliati, perché dormi, Signore?» (sal 44,24). Una domanda analoga a quella che i discepoli, impauriti, rivolgono a Gesù sulla barca agitata dalla tempesta: «Maestro, non ti importa che siamo perduti?» (Mc 4,38).
A Dio importa, certamente. Gli sta a cuore la sorte del creato, dei popoli, dei singoli, di tutti e di ciascuno. Tutto importa al Dio “amante della vita” (Sap 11), al Dio dell’ascolto e della veglia, della cura e dell’attenzione fino al più piccolo dettaglio (i capelli del capo sono tutti contati). Non è lui a doversi destare dal sonno. Siamo noi piuttosto ad aver bisogno di lasciarci sempre di nuovo risvegliare da quell’anestesia della mente e del cuore che rischia di sottrarre passione alla vita e, con la passione, la com-passione: la capacità di sintonizzarci con gli altri, di lasciarci coinvolgere e partecipare alle gioie e alle sofferenze del prossimo.
Scrive la filosofa Roberta De Monticelli: «..siamo tutti sonnambuli, per la maggior parte del tempo (…) E il bello è che crediamo tutti di essere ben desti. Non è vero! Non ci accorgiamo, letteralmente, della maggior parte delle cose che ci succedono intorno. Non ce ne accorgiamo, nel senso che neutralizziamo l’aspetto affettivamente sensibile delle cose, appena fa un po’ male. Se poi la cosa è lontana, come si dice, è lontana anche dal cuore. La perdita del nostro dito mignolo ci colpisce più della distruzione di un capolavoro, di una città, di vite sconosciute. In questi anni ancora quanti stormi di sonnambuli hanno fracassato l’orecchio del cielo, alla guida dei loro cacciabombardieri. E ci sono altri sonnambuli lontano, i signori della guerra e della pace, a dirigere il mondo e l’avvenire, con gli occhi fissi allo schermo dei loro sogni… Già, perché non c’è nessun bisogno di essere desti per fare il male, per distruggere, per togliere realtà. Anzi, da svegli, non ci si riuscirebbe proprio: non si può sentire il male che si fa e continuare a farlo (…) E invece, bisogna sentirci e vederci come Iddio per fare un po’ di bene – per aggiungere un po’ di realtà, per creare qualcosa. Ci vuole molto amore per vederci *1» .
La formazione permanente è uno strumento che ci aiuta ad aprire gli occhi per recuperare uno sguardo innamorato e “intelligente”, cioè profondo, sulla realtà, impedendoci di restare spettatrici superficiali e distratte della vita nostra e altrui. Essa ci invita a risvegliare in noi quel “sentire” che ci fa battere il cuore e ci tiene vive, “consapevoli del momento” (Rm 13,11) e per questo capaci, là dove siamo, di compiere scelte piccole ma autentiche e coraggiose a favore della vita. Lasciamoci scuotere ancora una volta dalla Parola di Dio, che, come ci ricorda il brano dei discepoli di Emmaus, è capace di riaprirci gli occhi e farci ardere il cuore. Lasciamo che le figure appassionate che hanno costellato la storia domenicana, sempre ben sintonizzate con il loro tempo, ci aiutino a ritrovare passione per il nostro mondo. Lasciamoci provocare da quanti anche oggi contribuiscono, credenti o non credenti, a promuovere il bene, vivendo la logica delle beatitudini evangeliche.
La fragilità delle nostre comunità e delle situazioni personali non diventi motivo di inerzia e di scoraggiamento. Lasciamoci ispirare dalle donne di cui ci parla l’inizio del libro dell’Esodo: donne semplici, che non contano agli occhi dei potenti, ma senza il cui intervento la liberazione dall’Egitto non diverrebbe realtà. Donne che in un tempo difficile, segnato da un’esplosione di violenza e sopraffazione, con creatività, audacia e quello spirito pratico che le contraddistingue non accettano di farsi complici del male, ma conservano occhi limpidi, innamorati della vita. Donne capaci di anteporre la legge dell’amore all’amore della legge e di guardare il volto dell’altro, di ogni altro, sapendone scorgere la dignità infinita.
Prime, fra tutte, le levatrici, decise nel rifiuto di assecondare un potere che vorrebbe condurle a vedere nei neonati ebrei un nemico da far sparire. Sifra e Pua non ci stanno. Con decisione si schierano dalla parte di quella vita nascente che hanno sempre accolto tra le braccia, riconoscendone tutta la preziosità, fragilità e bellezza. Sanno bene che vale la pena rischiare la vita perché altri abbiano vita. Non cadono nell’errore del giovane Mosè, che uccide l’egiziano prepotente, illudendosi di poter liberare il popolo da un faraone di cui non rinuncia a sposare la logica. Non ci si libera dalla violenza con la violenza. Non è quella la strada.
La strada giusta è quella imboccata dalle levatrici e, nel secondo capitolo dell’Esodo, da un altro gruppo di donne, dallo sguardo non meno intelligente e appassionato: la mamma e la sorella di Mosè, la figlia del faraone, le sue ancelle. Tutte protagoniste di gesti, che insieme, attraverso una collaborazione fattiva e solidale, anche se non sempre consapevole, concorrono al trionfo della vita. Ad esso contribuisce la mamma di Mosè che, in un tempo buio, ha occhi pronti a illuminarsi di fronte alla bellezza del figlio appena nato e ad ingegnarsi per trovargli una via di salvezza. Vi contribuisce la sorella del bambino, capace di uno sguardo che non lo abbandona, ma lo segue da lontano, facendo di lei, a differenza di Caino, l’autentica custode del fratello. C’è poi la figlia del faraone, che alla vista di un bimbo in pianto, si accende di compassione, assumendo come membro della propria famiglia chi non è per lei né figlio, né fratello, né parte della propria gente.
La formazione può contribuire a risvegliarci a uno sguardo che allarga il nostro cuore fino all’ampiezza di quest’orizzonte, impegnandoci a vivere, a incominciare dalle relazioni quotidiane che vengono a disturbarci ma anche provvidenzialmente a farci uscire dai nostri mondi chiusi, quella prossimità in grado di fare dell’umanità intera una sola famiglia. Solo così aiuteremo a sorgere l’alba di mondo diverso e contribuiremo allora, come canta il salmista, a “svegliare l’aurora” (sal 57,9).
Un giorno un rabbino domandò ai suoi studenti: “Come si fa a dire che la notte è finita e il giorno sta ritornando?”. Uno studente suggerì: “Quando si può vedere chiaramente che l’animale a una certa distanza è un leone e non un leopardo”. “No”, disse il rabbino. Un altro disse: “Quando si può dire che un albero produce fichi e non pesche?”. “No”, disse il rabbino. “È quando si può guardare il volto di un altro e vedere che quella donna, quell’uomo, è tua sorella o tuo fratello. Poiché fino a quando non siete in grado di fare questo, non importa che ora del giorno sia, è ancora notte”*2.

*1 R. DE MONTICELLI, Nulla appare invano. Pause di filosofia, Baldini Castoldi Dalai Editore, Milano 2006, 30-32.
*2 T. Radcliffe, Testimoni del Vangelo, Qiqajon, Magnano 2004, 231-232.


Indicazioni bibliografiche


Testi biblici:
❖ Es 1,8-2,10 [cf. “Le donne dell’Esodo”, in LAURA VERRANI, Libere. Le audaci donne della Bibbia, pp. 27-44 (fotocopia) e anche “Mosè. La scintilla della cesta”, in SILVIA VECCHINI, Scintille. Le più belle storie della Bibbia, pp. 59-67 (fotocopia)]
❖ Gen 4,1-16 (cf. omelia di Papa Francesco a Lampedusa – fotocopia)
❖ Sal 57 (56)
❖ Rm 13,8-14
❖ Lc 7, 44 (cf. Ermes Ronchi, “Vedi questa donna?” in Le nude domande del Vangelo, pp.83-102 Fotocopia dello scorso anno). Di qui è tratta la preghiera che trovate nella busta fotocopiata e, volendo, può essere usata come preghiera di inizio o fine degli incontri comunitari di formazione.
Testi domenicani
❖ Sarebbe bello che ognuna di noi o almeno ogni comunità scegliesse una figura domenicana da riscoprire attraverso qualche lettura durante quest’anno.
❖ TIMOTHY RADCLIFFE, Accendere l’immaginazione. Essere vivi in Dio, Emi 2021, pp. 249-250 (fotocopia)
❖ ALESSANDRO CORTESI (cur.), Storie di testimoni, sfide di pace, Nerbini, Firenze 2014
❖ GIANNINA LONGOBARDI, Imparare ad amare. La pratica dell’obbedienza (l’autrice non è domenicana ma parla di santa Caterina – fotocopia)

Altri testi

❖ PAPA LEONE XIV, Esortazione Apostolica Dilexi te.
❖ PAPA LEONE XIV, Discorso ai partecipanti al Giubileo della vita consacrata, 10.10.2025
❖ PAPA LEONE XIV, Omelia in occasione del Giubileo della vita consacrata, 9.10.2025
❖ PAPA FRANCESCO, Lettera Apostolica a tutti i consacrati, 21.11.2014 (fotocopia)
❖ Giovanni XXIII, Pacem in terris, 11.04.1963
❖ ROBERTA DE MONTICELLI, Nulla appare invano. Pause di filosofia, Baldini Castoldi Dalai Editore, Milano 2006, pp. 30-43 (fotocopia).
❖ ANDREA COLAMEDICI – MAURA GANCITANO, Lezioni di meraviglia. Viaggi tra filosofia e immaginazione, pp. 130-135 (fotocopia)
❖ PIERLUIGI DI PIAZZA, Il mio nemico è l’indifferenza. Essere cristiani nel tempo del grande esodo, Laterza, Roma-Bari 2016.
❖ NANDINO CAPOVILLA – BETTA TUSSET, Sotto il cielo di Gaza, La Meridiana 2025 (vedi eventualmente anche la presentazione online, indicata sotto)
❖ FRANCESCA ALBANESE, Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina, Rizzoli 2025

Video:

❖ Presentazione a Torino del libro di Nandino Capovilla e Betta Tusset Sotto il cielo di Gaza https://share.google/Wt6DRj54JE4EKhVLy
❖ Spiegazione per bambini della Global Sumud Flottilla https://youtu.be/Hf_IPX56_QM?si=jnxkoOAO-U5aKGaE

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